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Dal 2019 mi occupo degli aspetti etici, culturali e politici della tecnologia.

Sono italo-olandese. Nascere a Castelfranco Veneto – un grande paese murato, nè città nè campagna – e crescere tra la pianura padana e quella olandese mi ha fatta appassionare alle città colorate e scomposte, circondate da colline che non coprono mai del tutto l'orizzonte.

In altre parole, crescere circondata da panorami piatti – insieme a qualche altro fattore – mi ha portata a essere una "whirpool", come mi ha definita il mio relatore di tesi magistrale.

Mi sono laureata in ermeneutica e filosofia politica, il che dice già qualcosa su come affronto la vita. Ho un dottorato in Sociologia durante il quale ho studiato l'impatto sociale delle tecnologie. Non penso ci sia altro modo di valutarle se non a partire dal loro contesto di riferimento, analizzando l'esperienza e il ruolo delle persone – quelle che ci lavorano e quelle che le utilizzano. Come accademica, mi sono occupata di come diverse istituzioni in diversi contesti culturali affrontano l’automazione, ponendo l’accento sugli attori umani piuttosto che sugli algoritmi. Attraverso un approfondito lavoro sul campo, ho individuato aspetti critici relativi alla fiducia nelle istituzioni, alla discriminazione strutturale, all’opacità e alla mancanza di legittimità nei processi decisionali automatizzati.

I miei attuali interessi di ricerca ruotano attorno a due aree principali:

(I) Esploro paradigmi alternativi per la progettazione e l'utilizzo dell'IA, dei sistemi di classificazione e degli strumenti statistici avanzati in modi che sfidino la riproduzione delle ingiustizie sociali e delle logiche dello status quo, traendo ispirazione da pratiche, culture ed epistemologie.

(II) Indago il comportamento umano nel contesto dei sistemi automatizzati, in particolare il bias dell'automazione e il compiacimento, con l'obiettivo di comprendere meglio le dinamiche dell'interazione uomo-macchina e il suo ruolo nel favorire cambiamenti positivi – o danni.

Scrivo e parlo spesso di femminismi, tecnologia, discriminazioni e policy digitale. Tecnologia della rivoluzione (Il Saggiatore, 2024) è il mio primo libro.

Ho tre tatuaggi che è come se fossero un romanzo di formazione e di cui so non mi pentirò mai: l'eterno ritorno di Nietzsche, l'autografo di Tim Burton e un corvo per Edgar Allan Poe. Nonostante siano tutti maschi – e pure depressi – hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia adolescenza. Sono passata dall'Anticristo al femminismo, passando per il post-strutturalismo francese e i concerti indie-rock. Sto cercando di capire se tatuarsi sia ancora il giusto mezzo, per capire dove mettere Deleuze. Mentre succedeva tutto questo ho capito che comunque cucinare (e mangiare) è una delle cose che mi rende più felice. Anche per questo – e per molto altro – ho scelto di vivere a Roma.

Ho vissuto quattro anni a Milano, un anno a Leiden e uno a Rovereto, ho realizzato che il mio modello di libertà è il mare e non la montagna, e tra un divenire e l'altro torno a Castelfranco per provare a parlare di politica con gli amici di sempre e le compagne di Non Una di Meno.

Mi piacciono i mercati, ottobre e Halloween, i romanzi di 170 pagine, la pizza al taglio, i gatti, le cucine grandi con le finestre di fronte al lavello, le politiche sociali, il cinema e l'indie rock. Non sopporto le case moderne, le cose troppo fredde, svegliare le persone, camminare in salita, le porzioni piccolissime e Milton Friedman. Uso e abuso di basilico e coriandolo. Sono una grande abitudinaria e allo stesso tempo profondamente irrequieta nella routine: sono Sagittario ascendente Toro.

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Diletta Huyskes

Diletta Huyskes

Empirista radicale e idealista pragmatica, studio il rapporto tra tecnologia e società, le discriminazioni algoritmiche, il femminismo tecnologico.